Accertamento e contenzioso

Processo tributario senza una fase istruttoria

di Giuseppe Falcone

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L’entità davvero rilevante dei ricorsi tributari pendenti in Cassazione e gli esiti che essi -almeno negli ultimi anni - hanno in netto favore dell’agenzia delle Entrate meritano una attenta riflessione. Il fenomeno pone il problema di verificare se questa situazione di crisi riguarda solo la fase del processo tributario (sicchè essa può essere risolta con una riforma che introduca il giudice tributario di carriera), o se invece questi dati - sicuramente anomali per un Paese normale - sono solo la conseguenza di un sistema tributario sicuramente squilibrato, almeno sul piano della prova, in favore del Fisco già nella fase procedimentale e poi nella fase del giudizio, sicchè spesso i contribuenti sono costretti a chiedere in massa una tutela che purtroppo spesso non trovano in un processo non conforme ancora “al giusto processo”, e che di recente un attento studioso (Giuseppe Vanz) ha definito “sommario”, anzi “troppo sommario”.

Nella relazione si sostiene che la situazione anomala che è sotto gli occhi di tutti deriva fondamentalmente da tre fattori: il primo, riguarda la mancanza di ogni tipo di discrezionalità nei funzionari che rende sostanzialmente inutile l’idea stessa del contraddittorio, il secondo, deriva dalla mancanza di una fase seria di mediazione per le liti minori, affidata a un organo terzo capace di offrire indicazioni utili per superare quelle rigidità sin qui dimostrate; il terzo, riguarda la possibilità per l’ufficio di utilizzare in maniera massiccia -in deroga al fondamentale principio dell’onere della prova valido in tutti i processi - molte presunzioni legali (o trattate dai giudici come tali) che agevolano la formulazione di una pretesa che non richiede alcuna altra prova (basta pensare agli accertamenti da redditometro, da movimentazioni bancarie, da studi di settore, da Omi, da ristretta base azionaria).

Se a questo si aggiunge il fatto che nel processo attuale manca una vera e propria fase istruttoria (di cui c’è grandissima necessità allorchè il giudice dovesse ritenere di potere configurare presunzioni semplici, e allorchè c’è da espletare una consulenza tecnica, che sembra l’araba fenice), si comprende come la situazione non cambierà affatto se al posto delle Commissioni ci saranno Tribunali con giudici di carriera, se non si introdurranno le regole fondamentali del giusto processo espresse soprattutto dalla parità effettiva delle parti e dalla effettiva terzietà del giudice, che non deve potere rilevare di ufficio questioni non rilevate dalla parte pubblica. Purtroppo, però, di queste regole nei vari progetti di riforma non c’è neanche l’ombra.


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