Accertamento e contenzioso

Definizione errori formali per chiudere le controversie su sole sanzioni

di Dario Deotto

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La sanatoria delle irregolarità formali può essere utilizzata per definire le controversie pendenti di sole sanzioni ricadenti anche nella definizione delle liti all’articolo 6 del Dl 119/2018. La stessa sanatoria delle irregolarità formali può essere utilizzata per l’omessa regolarizzazione da parte del cessionario/committente che non ha ricevuto la fattura (articolo 6, comma 8, del Dlgs 471/1997). Sono queste le risposte più rilevanti fornite dalle Entrate nella videoconferenza con il Cndcec del 7 maggio 2019 in relazione alla sanatoria delle irregolarità formali (clicca qui per consultarle ).

In primo luogo, si conferma quanto più volte riportato su queste pagine, e cioè che la sanatoria delle irregolarità formali può essere utilizzata anche quando il contenzioso risulta pendente e la lite è potenzialmente interessata dalla definizione di cui all’articolo 6 del Dl 119/2018. Questo perché la norma sulla sanatoria delle irregolarità formali (articolo 9 del Dl 119/2018) prevede che risultano escluse dalla regolarizzazione soltanto le violazioni contestate in atti divenuti definitivi alla data del 19 dicembre 2018 (oltre a quelle specificatamente individuate, come quelle da quadro RW).

Ciò significa, in sostanza, che gli effetti della sanatoria, pur riguardando il singolo periodo d’imposta, si estendono agli atti di contestazione emessi dall’Agenzia e non divenuti definitivi al 19 dicembre 2018 e, in base al punto 1.3.3. del Provvedimento del 15 marzo 2019, se il rapporto risultava pendente a tale ultima data, non divenuti definitivi prima del 31 maggio 2019 (data di versamento della prima rata).
Si può così affermare che la sanatoria delle irregolarità formali e la definizione delle liti pendenti – quando l’ambito di applicazione è comune – risultano istituti alternativi.
Così l’Agenzia, nelle risposte fornite, non può che prendere atto che il contribuente può scegliere tra le due forme di definizione.

In una delle risposte si specifica che risulta definibile con la sanatoria delle irregolarità formali anche la controversia riguardante l’omessa regolarizzazione da parte del cessionario/committente che non ha ricevuto la fattura (da parte del cedente o del prestatore) o che ha ricevuto fattura irregolare (articolo 6, comma 8, del Dlgs 471/1997). Quindi si tratta di una violazione che, secondo l’Agenzia, rientra tra quelle formali (in termini diversi – propendendo per la natura sostanziale - si è pronunciata Cass. 26513/2011). Occorre però – sempre secondo l’Agenzia – rimuovere l’irregolarità, provvedendo, ora per allora, agli adempimenti stabiliti dallo stesso articolo 6, comma 8, del Dlgs 471/1997, per cui nella risposta viene rappresentato che occorre verificare se risulta ancora possibile esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta.

Le operazioni black list
In un’altra risposta si conferma che risulta sanabile – come era già stato riportato nella risposta all’interpello n. 101/2019 - con la sanatoria delle irregolarità formali un contenzioso pendente relativo all’irrogazione delle sanzioni previste dall’articolo 8, comma 3-bis, del Dlgs 471/1997 per l’omessa o incompleta indicazione in dichiarazione dei componenti negativi relativi ad operazioni intercorse con operatori “black list”.

Qui vi è un aspetto che va sottolineato. Aderendo alla sanatoria delle irregolarità formali, non si realizza l’estinzione del processo in base a quanto previsto dalle disposizioni delle liti pendenti. Si verificherà la cessazione la cessazione della materia del contendere, a norma dell’articolo 46 del Dlgs. 546/1992. Nel caso del quesito però il contribuente aveva perso sia in primo che in secondo grado, e già ciò risulta paradossale (ed emblematico, delle vicende fiscali) visto che sussiste il principio del favor rei in quanto l’adempimento dell’indicazione in dichiarazione dei costi black list è stato abrogato, aspetto che porterebbe anche all’inutilità della sanatoria. Non è però ancora stato presentato ricorso per Cassazione, così che l’Agenzia afferma che non occorre presentare ricorso per Cassazione «ma è sufficiente che il contribuente faccia presente all’ufficio parte in giudizio di avere definito le violazioni in contestazione affinché lo stesso proceda allo sgravio». C’è da fidarsi?

Gli approfondimenti

Le norme e l’iter procedurale della definizione delle irregolarità formali (clicca qui per consultarlo )
di Dario Deotto
Tratto da Condono 24 (www.condono24.com )


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