Accertamento e contenzioso

La giustizia fiscale si può riformare

di Antonio Damascelli

La proposta del Consiglio di presidenza della Corte dei conti di assegnare al proprio organo giurisdizionale il governo della giustizia tributaria ha ridestato il dibattito, che sembrava sopito, sulla riforma della giustizia tributaria. La proposta, restituita al mittente da tutti gli organismi istituzionali e non, ha avuto il merito di coagulare gli interessi sottesi ai vari progetti riformatori indistintamente proiettati verso la figura di un giudice terzo, indipendente e professionale.

Uncat da oltre un anno e mezzo ha formulato un proprio articolato, approvato all’unanimità dall’assemblea dei delegati al Congresso nazionale forense di Catania del 6 ottobre 2018, uno schema di processo che è risultato successivamente condiviso spontaneamente anche da alcune forze politiche in Parlamento.

Il disegno Uncat, nell’individuare in Tribunali e Corti d’Appello tributarie gli organi della giurisdizione di merito, escludendo la sezione tributaria della Cassazione in quanto impropriamente ricompreso in altri disegni, introduce criteri di articolazione del processo tributario sintetizzabili a grandi linee nei seguenti punti:

trasferimento dell’organizzazione delle attuali commissioni di merito alla Presidenza del consiglio dei ministri;

accesso all’esercizio della funzione di giudice tramite concorso pubblico e, fino all’entrata a regime della riforma, mantenimento degli attuali giudici, in possesso dei diplomi di laurea in giurisprudenza o di quello richiesto per l’esercizio della professione di dottore commercialista, i quali potranno conseguire la nomina a giudice tributario con la sola valutazione dei titoli;

creazione della figura del giudice onorario tributario, competente per le controversie di valore fino a 5mila euro, nonché della figura del giudice monocratico per le controversie fino a 50mila euro, quali articolazioni interne del Tribunale tributario, con mantenimento della collegialità in appello;

trattamento economico e sistema delle guarentigie proprie del magistrato ordinario di prima nomina;

istituzione dei consigli giudiziari;

limitazione della difesa tecnica innanzi ai Tribunali e alle Corti di appello tributarie agli iscritti agli albi degli avvocati e a quelli iscritti nella sezione A commercialisti dell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili mentre resta l’abilitazione riservata alle altre figure attualmente contemplate per le controversie sino a 5mila euro.

Il progetto, composto di 58 articoli, si sforza di corrispondere a due esigenze, una di sistema (realizzazione finalmente del giusto processo previsto dall’articolo 111 Costituzione) e l’altra per così dire assiologica, cioè assicurare un circuito virtuoso tra la professionalità del giudice e quella del difensore, che deve essere pronto a cogliere la pioggia di leggi e documenti di prassi nonché a seguire il corso di una giurisprudenza non sempre conforme su questioni identiche, sia per ottemperare agli obblighi deontologici che per assicurare la corretta difesa.

L’autore è presidente dell’Uncat (Unione nazionale camere avvocati tributaristi)


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