Dichiarazioni e adempimenti

LE PAROLE DEL NON PROFIT/Terzo settore, incentivi rafforzati dal 2018 per le donazioni

di Gabriele Sepio e Fabio Massimo Silvetti

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La riforma del Terzo settore razionalizza e rafforza i benefici previsti per chi effettua erogazioni liberali a favore di enti no profit agevolando l’acquisizione di beni e risorse finanziarie destinate al perseguimento di finalità di interesse generale. Queste le indicazioni fornite dalla Fondazione nazionale dei commercialisti (Fnc) che analizza, in un apposito documento di ricerca, la nuova disciplina delle erogazioni liberali alla vigilia della entrata in vigore delle norme agevolative disposte dal Codice del terzo settore.

Quest’ultimo supera in via definitiva la frammentazione della normativa ante-riforma sulle liberalità, che prevedeva vantaggi fiscali differenziati e non sempre agevolmente identificabili dal donante che potrà ora fare riferimento ad una unica disposizione (articolo 83 del Codice) e contare, dal 2018, su un ampliamento dei benefici che si estendono anche alle donazioni destinate al recupero di beni immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili o immobili confiscati alla criminalità organizzata («social bonus»).

Le citate agevolazioni sono applicabili in via transitoria, a partire dal 1° gennaio 2018, per le liberalità verso Onlus, organizzazioni di volontariato ed associazioni di promozione sociale iscritte negli attuali registri speciali. Ai fini della dichiarazione dei redditi dell’anno in corso i contribuenti potranno inoltre tenere conto, come evidenziato dalla Fondazione, dei benefici previsti dalle disposizioni ante-riforma che mantengono detrazioni e deduzioni, per le erogazioni effettuate a favore degli enti di cui sopra, fino al 31 dicembre 2017.

La Fnc sottolinea anche il rilievo sistematico delle nuove norme che, a regime, consentiranno di eseguire erogazioni a favore di tutti gli enti del Terzo settore iscritti nel Registro unico, includendo anche le cooperative sociali e le altre imprese sociali costituite in forma non societaria. Secondo la Fondazione la riforma intende cosi superare la preesistente netta dicotomia tra enti commerciali e non commerciali valorizzando in questo modo, lo svolgimento di attività di interesse generale ed il reinvestimento degli utili o avanzi di gestione da parte degli enti beneficiari delle liberalità, inclusi, dunque, quelli di carattere commerciale.


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