Dichiarazioni e adempimenti

E-fattura obbligatoria tra «privati» in cerca di incentivi

di Roberto Bellini, direttore generale AssoSoftware

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La fatturazione elettronica B2B e i nuovi obblighi che partiranno dal prossimo 1° luglio, il modello 770/2018 con la sua rimodulazione per un più efficace invio separato da parte di più intermediari, il modello 730 e i modelli di dichiarazione dei Redditi delle persone fisiche, delle società di persone, delle società di capitali e degli enti non commerciali, il modello Irap 2018 e gli studi di settore che almeno per quest’anno hanno vinto la battaglia contro gli Isa. E poi ancora, lato paghe, le nuove agevolazioni contributive e le altre novità Inps 2018. E per quanto riguarda gli altri settori, la telematizzazione accise e la digitalizzazione nel settore vitivinicolo.

Su queste novità e altre ancora, AssoSoftware farà il punto nel corso del convegno, dal titolo «Le novità normative fiscali, lavoro e gestionali 2018 e lo sviluppo software: istruzioni per l’uso», che si terrà a Bologna il 6 e 7 marzo 2018, presso l’NH Hotel De La Gare.
Relatori, come di consueto, i dirigenti e i funzionari degli enti preposti che si occupano in prima persona degli argomenti e delle materie che vengono trattate nel corso del Convegno e che predispongono proprio quei modelli e quelle istruzioni che vengono utilizzati dai contribuenti e dai loro consulenti per espletare tutti gli adempimenti di legge. In particolare hanno accettato l’invito di AssoSoftware, inviando i loro maggiori esperti, l’agenzia delle Entrate e l’agenzia delle Dogane e dei monopoli. Hanno inoltre accettato l’invito anche il ministero delle Politiche agricole e infine l’Inps.

Ma quali sono le principali problematiche e i correlati chiarimenti sui quali le software house nutrono le maggiori aspettative? Ebbene, in questo momento la fanno sicuramente da padrone le incertezze sulla fatturazione elettronica B2B, che dovrebbe partire dal 1° luglio e sulla quale in questi ultimi mesi è stato davvero scritto di tutto, senza però tener realmente in dovuto conto delle problematiche tecniche che ogni adempimento di questo genere può nascondere. Senza dimenticare che su tutto ciò pesa la spada di Damocle delle elezioni politiche, il cui risultato potrebbe davvero avere un effetto non indifferente, perlomeno sui tempi di avvio delle nuove modalità di fatturazione.

Va detto che difficilmente si potrà tornare indietro rispetto agli obblighi di fatturazione elettronica, visto che questi derivano da un impegno di recupero di gettito Iva che l’Italia ha preso con l’Europa per contrastare l’evasione richiedendo alla Commissione europea una deroga al fine di introdurre nel proprio ordinamento un sistema generalizzato di fatturazione elettronica obbligatoria per i soggetti Iva diversi da quelli che applicano il regime delle piccole imprese (che rappresentano un quinto dei soggetti Iva), a fini di lotta a frodi ed evasioni fiscali, di semplificazione degli adempimenti fiscali, di efficientamento della riscossione nonché di modernizzazione del settore produttivo italiano con conseguente riduzione dei costi amministrativi per le imprese. Si ricordi inoltre che a questa sfida sono collegati svariati miliardi di euro che dovrebbero servire a scongiurare la ben nota clausola di salvaguardia sull’aumento delle aliquote Iva.

L’obbligo di fatturazione elettronica attraverso un unico sistema centralizzato di interscambio (Sdi) offre all’Amministrazione fiscale la possibilità di effettuare un controllo tempestivo e automatico della corrispondenza tra l’Iva dichiarata e pagata e le fatture emesse e ricevute. Inoltre è possibile produrre anche una spinta al pagamento elettronico di tali fatture, aumentando ancor di più la trasparenza.

Il problema non è quindi se la fatturazione elettronica si debba adottare o meno. Il problema è invece la modalità con cui queste regole saranno attivate. Sull’argomento segnaliamo un’interessante notizia del 16 febbraio 2018 pubblicata su fiscooggi.it (rivista online dell’agenzia delle Entrate) nella quale viene comunicato che dal 1° febbraio 2018 tutte le società del Cile hanno abbandonato la documentazione fiscale cartacea per passare alla fatturazione elettronica: «Il Cile, insieme, tra gli altri, a Messico, Brasile, Argentina, Colombia e Guatemala, è tra gli Stati dell’area latinoamericana ad aver avviato quest’importante processo di modernizzazione che mira all’efficienza e alla trasparenza. Un passaggio graduale che ha preso il via nel novembre del 2014 e si è concluso in questi giorni con l’ingresso nel sistema di fatturazione elettronica anche delle microimprese rurali».
Ebbene, noi non siamo il Cile e già da diversi anni in Italia la fattura elettronica è una prassi oramai consolidata nei confronti della Pubblica amministrazione, ciononostante, vista la portata dell’innovazione che tocca milioni di piccole e medie imprese, sarebbe auspicabile un avvio non punitivo, senza sanzioni e, al contrario, possibilmente, incentivato. Ricordiamo che su quasi 6 milioni di partite Iva nel nostro Paese, meno di un milione utilizza sistemi software gestionali per la propria attività aziendale, sarebbe quindi benvenuto anche un credito d’imposta che permetta l’acquisto agevolato di programmi informatici, prerequisito essenziale per la digitalizzazione dei documenti e l’avvio della fatturazione elettronica.

Oltre alla revisione delle modalità di avviamento, sulla quale è necessaria una convergenza di tutti gli stakeholders, ci sono anche alcuni aspetti tecnici che sarà opportuno condividere e riguardano, per esempio, la nomenclatura dei dati contenuti nei flussi trasmessi, ai fini di completa elaborabilità dei dati anche nel ciclo passivo, l’utilizzo di canali di trasmissione diversi per i privati e per i soggetti che (almeno inizialmente) saranno esonerati dagli obblighi di fatturazione elettronica.

A tal proposito ricordiamo che AssoSoftware, proprio per facilitare l’adozione della fattura elettronica, ha predisposto uno standard di codifica dei dati contenuti all’interno del tracciato Xml, condiviso tra tutte le software house, che permetterà una maggiore automazione del ciclo passivo; inoltre ha già annunciato la disponibilità a breve di un tool di visualizzazione della fattura elettronica (AssoInvoice) che sarà liberamente utilizzabile da tutti gli operatori del mercato.

E ancora questioni più organizzative, apparentemente banali ma tutt’altro che marginali se si vuole che il tutto poi funzioni davvero, quali ad esempio il rilascio fattura elettronica per i rifornimenti di carburante. Si dovrà richiedere la fattura elettronica dopo ogni rifornimento o a fine mese? E chi richiede la fattura sarà costretto a registrarsi preventivamente presso tutti i gestori di carburante, oppure ci sarà un sistema di richiesta della fattura a valle del rifornimento, magari con la semplice indicazione dei propri dati e del numero della carta utilizzata? Domande semplici, in attesa di risposte probabilmente complesse.

Infine la questione della conservazione digitale, che potrà sicuramente essere fatta dal Sdi in quanto lo prevede la legge, ma ci si attende che possa essere in alternativa consentita anche sui sistemi proprietari delle aziende, per una più agevole consultazione dei dati memorizzati sul medesimo sistema informativo. Come sarebbe auspicabile e consigliabile.
Sull’approfondimento di questi temi e per avere almeno le prime risposte ai dubbi più importanti, gli esperti delle software house nutrono molte aspettative dal prossimo convegno AssoSoftware.

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