Professione e studio

IL DIBATTITO - Commercialisti, la specializzazione può nascondere il privilegio di pochi

di Redazione Quotidiano del Fisco

Prosegue il confronto sulle specializzazioni lanciato dal presidente del Cndcec Massimo Miani nell’intervista rilasciata sabato 1° giugno al Sole 24 Ore (clicca qui per rileggere l’intervista ). Per inviare commenti si può usare la casella di posta elettronica ilmiogiornale@ilsole24ore. com

Specializzazione, quella vera

Nel mercato professionale serve preparazione, approfondimento della materia o delle materie. Ma cosa c’entrano le scuole di alta formazione con la specializzazione? Perché ci dobbiamo creare un’etichetta che non avrebbe neanche un riconoscimento giuridico, senza una formazione professionale intimamente approfondita e praticata nel tempo? In Italia abbiamo l’esempio dei medici che sono specializzati e hanno un percorso post universitario fatto di teoria, pratica ed esami di ammissione e di relativa specializzazione. Un percorso certificato dalla scuola di specializzazione di derivazione universitaria, da dove escono coloro che si specializzano e sanno cosa fare del loro futuro. Invece la proposta fatta dal Consiglio nazionale è esclusivamente politica e volta a certificare con le Saf una specializzazione che di fatto non c’è. È solo un modo di dare attuazione a un punto del programma elettorale, che di fatto non applicabile al dottore commercialista. Se volessimo la specializzazione dovremmo mutuare il percorso formativo dei medici, allora tutto ciò avrebbe un senso. Fare dei corsi post universitari per approfondire e specializzarsi su una o più materie, questo ci chiede la tanto auspicata tutela della fede pubblica.

Chi vorrà specializzarsi dovrà frequentare dei corsi post universitari e non ottenere i classici titoli, come in passato, grazie ad un provvedimento legislativo. Se questo approccio, atto a garantire in primis, la fede pubblica non sarà attuato allora sarebbe meglio tenersi l’attuale sistema in cui la specializzazione la fa il mercato. Se poi si considera il costo della specializzazione per tutti. Basta fare i corso Saf ed avere il lavoro? È una chimera già vista, simile ad altre speranze professionali, come la mediazione obbligatoria, naufragate nelle modifiche legislative, richieste da professioni molto più presenti nel dibattito politico. Ulteriore problema, sollevato dal presidente del Consiglio nazionale per giustificare la specializzazione, è la prolificazione di altri albi.

Come si vorrebbe risolvere la questione, creando delle specialità al proprio interno gestite dal Consiglio nazionale? Ciò certifica la scarsa considerazione che il legislatore ha avuto e ha della categoria e dei suoi rappresentanti. Chi governa la categoria non può gestire la formazione, la specializzazione e gli albi. Sarebbe auspicabile il processo di divisione di alcune funzioni, proprio in virtù di quel principio della trasparenza.

Ex presidente dell’Ordine di Ascoli Piceno

Saf un sistema che non funziona

Il commercialista è un soggetto specializzato per definizione che, in questo momento di crisi generalizzata dei mercati e delle istituzioni, ha urgente bisogno di tutele per continuare ad esercitare proficuamente quella che dovrebbe essere una “professione protetta”. Ben venga il rilancio dell’immagine della categoria attraverso l’esaltazione e il riconoscimento delle nostre specializzazioni, purché tale attività da parte del nostro Consiglio nazionale sia rivolta all’esterno e non, invece, nei confronti degli iscritti, addossando loro nuovi fardelli di ore-corso, spese di iscrizione, obblighi e limitazioni.

Ciascuno di noi dedica già tantissime ore di studio alle proprie materie e già adempie alla formazione professionale indirizzandola in senso specialistico. Ogni altra proposta che miri all’introduzione della specializzazione limitata a poche materie e garantita sotto il profilo scientifico-metodologico attraverso i corsi tenuti presso Saf (costosi, prolissi e tenuti anche da docenti improvvisati) ha l’unico scopo di creare nuovo business per le scuole e di selezionare gli iscritti non già sulla base dei meriti ma delle opportunità, creando un’ulteriore discriminazione a danno dei piccoli commercialisti e di quelli “di provincia”, già fortemente penalizzati dalla crisi economica dei loro distretti.

Opportunità solo di nicchia

Ritengo che la specializzazione sia un’opportunità professionale per una nicchia dei professionisti. Ritengo che la professione di base rimarrà numericamente preponderante ed è su questa che il Consiglio deve investire cioè tutelare la massa dei professionisti perché le nicchie appartengono al rapporto cliente-professionista. Il Consiglio nazionale cosa dovrebbe fare per sostenere la categoria nell’offrire un servizio migliore al cliente? Aumentare le riserve di legge e remunerare i professionisti per tutte quella attività svolte in nome e per conto dell’agenzia delle Entrate. Remunerare significa che lo stato deve riconoscere un quid (non simbolico) agli intermediari per ogni invio di F24, dichiarazione o denuncia che sia tramite il canale telematico Entratel. Quelle risorse servono come il pane ai professionisti per investire in infrastrutture tecnologiche ed in formazione del personale dello studio.

Una fuga in avanti

Non riesco a comprendere come si possa fare fughe in avanti – quale quella della specializzazione – senza effettive tutele in termini di esclusive professionali, connotazione essenziale di ogni professione ordinistica.

La vicenda poi delle cessione e affitto d’azienda – miseramente caduta – porta alla luce la schiacciante influenza dei notai a livello politico, anche su materie su cui non hanno nessuna specializzazione. Fatemi capire: io mi dovrei specializzare su contabilità, fiscalità, normativa civile e tributaria, diritto amministrativo per poi portare i clienti dal notaio con la trattativa fatta e compiuta nei dettagli? E l’ultimo problema è la specializzazione o serve per nascondere i problemi?


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