Reddito d'impresa

Il rinvio dell’Iri penalizza chi era già pronto

di Dario Deotto

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Il probabile slittamento di un anno dell’introduzione dell’Iri (Imposta sul reddito d’impresa) che potrebbe prendere forma nel Ddl di bilancio rischia di lasciare spiazzati i contribuenti che già si erano preparati per entrare nel regime.

L’Iri è stata prevista dalla manovra dello scorso anno ed è entrata in vigore il 1° gennaio 2017. La norma di riferimento prevede un regime opzionale di determinazione del reddito particolarmente interessante per le piccole imprese (ditte individuali, società di persone e piccole Srl cosiddette “trasparenti”): il reddito non distribuito/prelevato viene tassato con la medesima aliquota dei soggetti Ires, ossia il 24 per cento. Il reddito viene tassato separatamente, il che significa che non risulta soggetto alle addizionali, così come un aspetto ulteriormente significativo è che le innumerevoli riprese fiscali risultano comunque tassate al 24 per cento. Occorre anche tenere conto che le regole di determinazione del reddito d’impresa per i soggetti che utilizzano l’Iri risultano quelle Irpef, per cui le piccole Srl che hanno dei particolari limiti alla deduzione degli interessi passivi (articolo 96 del Tuir) possono senz’altro – nel regime Iri - applicare le norme più favorevoli dei soggetti Irpef.

L’opzione per questo regime ha però valenza quinquennale, e questo è un dato che va – e che è stato - particolarmente meditato, posto che si tratta di un impegno (temporale) certamente significativo. L’opzione, come tutte le altre opzioni, si esercita attraverso comportamento concludente, poi da confermare nella prima dichiarazione annuale Iva successiva.

Sicché molti contribuenti “virtuosi” si sono già messi nelle condizioni di legge per fruire (dal 2017) delle disposizioni del nuovo regime. Ad esempio, alcuni di questi hanno prospettato di non effettuare prelievi; taluni soggetti in contabilità semplificata hanno deciso di optare per la contabilità ordinaria, necessaria per fruire del regime; altri non hanno versato gli acconti Irpef (ritenendo di non effettuare prelievi), così come gli stessi, si immagina, non verseranno, sempre prevedendo di non effettuare prelievi, la seconda rata degli acconti Irpef di novembre.

A questo punto, però, giunge la notizia che l’Iri potrebbe essere differita di un anno. Peraltro, finché la legge di bilancio non sarà legge dello Stato, saranno sempre e comunque delle ipotesi, posto che la legge entrerà in vigore il 1° gennaio 2018.

Si ritiene, tuttavia, che non sia possibile che una legge che entri in vigore un anno dopo vada ad abrogare un regime, a cui molti contribuenti si sono già uniformati e su cui hanno fatto affidamento, già entrato in vigore, appunto, da un anno. Ne verrebbe svuotato il principio del legittimo affidamento e l’elaborazione di questo principio da parte della Corte di giustizia nonché da parte della nostra stessa giurisprudenza costituzionale.

Se invece venisse confermato il differimento dell’Iri, sarebbe solo una conferma della poca credibilità del sistema tributario italiano.


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