Reddito d'impresa

Il tax rate migliora ma per la competitività non basta

di Dario Sencar e Flavio Mondello

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L'aliquota nominale di tassazione dei profitti delle società–si pensi a Ires e Irap in Italia- non è l’unico fattore che determina la capacità di un Paese di attrarre investimenti esteri o di incentivare quelli domestici. Questo è quanto emerge anche dal primo rapporto «Corporate tax statistics» pubblicato dall’Ocse, nel contesto dell’azione 11 del Beps (finalizzata alla creazione di indicatori statistici per misurare i fenomeni Beps e l’efficacia delle misure volte a contrastarli). Infatti, anche le regole di determinazione della base imponibile dell’imposta societaria hanno un impatto significativo sull’onere fiscale a carico di un dato investimento.

A parità di aliquote, il peso fiscale complessivo può differire tra giurisdizioni in conseguenza delle differenti modalità di determinazione della base imponibile connesse, ad esempio, agli ammortamenti, alla deduzione degli interessi passivi o ad altre agevolazioni (si pensi all’Ace). Al fine di quantificare tali differenze è necessario andare oltre al mero confronto tra aliquote fiscali nominali.

Per confrontare la competitività tra giurisdizioni, l’Ocse calcola due indici (effective tax rates), che sintetizzano l’imposizione fiscale sulle società e la conseguente ricaduta sugli investimenti.

Il primo indice, Effective average tax rate (Eatr, ossia aliquota effettiva media) riflette il carico fiscale medio in capo all’impresa relativamente ad un progetto di investimento profittevole. L’Eatr è utilizzato per scegliere sia la localizzazione dell’investimento che tra più progetti alternativi.

Il secondo indice, Effective marginal tax rate (Emtr, aliquota effettiva marginale), misura l’incidenza dell’imposta societaria in termini di tasso di rendimento lordo dell’investimento necessario per raggiungere il pareggio (break-even). L’Emtr è utilizzato per analizzare come l’imposta societaria influenza quanto investire.

In Italia, nel 2017, l’aliquota nominale è del 27,9% (23,7% media Ocse). Tuttavia, la tassazione effettiva è minore. L’Ocse ha calcolato che in Italia, l’Eatr è del 22.1% e l’Emtr è addirittura negativo: -17.5%. Cosa significano tali due statistiche? I dati utilizzati evidenziano l’elevata competitività raggiunta dall’Italia e catturano l’impatto dell’Ace e del piano «Industria 4.0», che hanno ridotto il costo del capitale, incentivando gli investimenti delle imprese.

Tuttavia, la competitività di un Paese non è determinata solo dall’imposta societaria. Molti altri fattori, come la qualità della forza lavoro (ed il relativo costo complessivo), delle infrastrutture e dell’ambiente legale, influenzano la redditività e possono avere un impatto significativo sulle decisioni di localizzazione degli investimenti. Il report «Doing Business 2019», della Banca mondiale, evidenzia come tali ulteriori fattori controbilancino l’impatto positivo apportato dalle aliquote effettive, diminuendo, anche in modo drastico, la competitività dell’Italia.


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