Professione e studio

Consulenti: stretta-compensazioni da cancellare

di Patrizia Maciocchi

Le norme sulle indebite compensazioni, come disegnate dalla manovra 2020, per le imprese sono insostenibili. Così come le norme sulla solidarietà negli appalti e nei subappalti.

Ne sono convinti i consulenti del lavoro che, al decreto fiscale e al Ddl di Bilancio, hanno dedicato, ieri, l’anteprima del festival del lavoro che si terrà a Roma, come annunciato dalla presidente Marina Calderone, dal 18 al 20 giugno.

Le molte criticità rilevate sono state comunicate al Parlamento, con le possibili soluzioni, ed evidenziate nel corso dell’incontro di ieri ai politici intervenuti. La presidente Marina Calderone attira l’attenzione sulla norma relativa alle indebite compensazioni: «L’esigenza di individuare uno strumento di contrasto alle frodi non può dare come risultato un pregiudizio per i contribuenti, già soggetti alla ritenuta d’acconto, costringendoli a compensare solo dopo la dichiarazione. Così si penalizzano anche le aziende, che possono aspettare fino a due anni per i loro crediti».

I consulenti chiedono di abrogare o di limitare i danni che può provocare l’articolo che obbliga il committente, in caso di subappalto, a versare le ritenute relative ai dipendenti dell’appaltatore, estendendo inoltre il reverse charge agli appalti o subappalti con prevalente utilizzo di manodopera. Per il vice presidente dei consulenti del lavoro, Sergio Giorgini, una norma farraginosa, complessa e sproporzionata «È una previsione che creerà difficoltà burocratiche - dice Giorgini - ma soprattutto finanziarie. Ci possono essere problemi di liquidità enorme con l’obbligo di mettere a disposizione le somme cinque giorni prima della scadenza. Senza contare la difficoltà di tenere una contabilità, giornaliera o addirittura, oraria nel caso di imprese con lavoratori impegnati su più cantieri».

La via indicata dai consulenti, in subordine al colpo di spugna, è lasciare in piedi la norma solo per le grandi commesse, perché in nome del contrasto all’evasione, non si possono ingessare le aziende.

La ministra del lavoro Nunzia Catalfo, pensa alle donne, che spesso lasciano il lavoro dopo il primo anno di maternità: «Stiamo studiando una norma, da inserire in manovra, per mantenere, dopo la maternità, la donna al lavoro dando un esonero contributivo al datore». Dalla ministra anche l’impegno ad accelerare sull’equo compenso, a gennaio, subito dopo la manovra.

Di equo compenso, in termini migliorativi, parla anche il vicesegretario di Pd, Andrea Orlando. «Si potrebbe ipotizzare un equo compenso, all’interno del jobs act autonomi, che sia meno norma di principio ma vincoli in modo più tassativo la pubblica amministrazione, con una prescrittività immediata».


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