Reddito d'impresa

Per lo status fiscale di holding va superato il test patrimoniale

di Giosuè Manguso

Q
D
FContenuto esclusivo QdF

Il test patrimoniale che l’articolo 162-bis del Tuir richiede per attribuire lo status di «società di partecipazione» non andrebbe verificato complessivamente – cumulando, cioè, tutte le partecipazioni detenute, sia quelle in intermediari finanziari che in altri soggetti – ma in modo separato per ciascuno di tali due comparti partecipativi. Così, le imprese che superano il test patrimoniale specifico perché investono esclusivamente o prevalentemente in partecipazioni rappresenteranno, ai fini Ires e Irap, una società di partecipazione, che sarà qualificata finanziaria, o non finanziaria, in relazione all’oggetto della categoria partecipativa che ha permesso il superamento del test.

Per gli effetti fiscali non irrilevanti che ne conseguono, è fondamentale stabilire quando un’impresa che investe in partecipazioni societarie debba qualificarsi fiscalmente come società di partecipazione finanziaria o non finanziaria; infatti, soltanto le società di partecipazione finanziaria saranno assoggettate, ad esempio, alla maggiorazione Ires del 3,5 per cento.

Tuttavia, non sono infrequenti entità che detengono partecipazioni in intermediari finanziari e in altri soggetti, senza che nessuna di tali categorie partecipative superi il 50% del totale del totale attivo di bilancio. Al riguardo, Assoholding (circolare 2/2019) ritiene che il test patrimoniale debba essere calcolato complessivamente, considerando cioè tutte le partecipazioni detenute; poi, se il relativo peso supera il 50% delle attività di bilancio, per qualificare la natura (industriale o finanziaria) della holding si verifica quale tra i due comparti partecipativi sia quello prevalente.

C’è, poi, un’altra tesi, che appare più coerente con il dato letterale della norma e con la relativa ratio, secondo cui il test in commento andrebbe calcolato per ogni comparto partecipativo.
Infatti, l’ articolo 162-bis del Tuir non prevede un preliminare «test complessivo», ma disciplina separatamente le due alternative società di partecipazione, imponendo due calcoli distinti.

Inoltre, il Dlgs 142/2018 (decreto di recepimento della direttiva Atad), nell’intento di revisionare il regime fiscale degli intermediari finanziari e delle holding al fine di allinearlo al relativo regime civilistico-contabile (si veda relazione illustrativa al decreto Atad), ha previsto il test patrimoniale per adeguarsi a quanto già chiarito (circolari delle Entrate 19/E e 37/E del 2009) in sede di identificazione del regime di interessi passivi applicabile (ordinario o speciale) in funzione della natura, industriale o finanziaria, delle holding. Anche in tali circolari, infatti, l’agenzia delle Entrate ha richiesto soltanto un test patrimoniale specifico, e non una preliminare verifica dell’incidenza complessiva delle partecipazioni. Pertanto, le società che non superano il test patrimoniale calcolato specificamente per i due comparti partecipativi in questione, non dovrebbero entrare nell’ambito applicativo dell’articolo 162-bis del Tuir.
Gli imminenti adempimenti dichiarativi connessi all’entrata in vigore dell’articolo 162-bis del Tuir (periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018) richiederebbero tempestivi chiarimenti da parte dell’Amministrazione finanziaria.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tag